Dove l'Arte regala Poesia, il Gruppo si mette in Gioco.
martedì, 24 novembre 2009

Il segreto universale
è racchiuso nel sapore d'antico  delle tue labbra
mia anima fragile
stasera cullo il ricordo di te,
tra le note di campane lontane
che suonano a festa,
e un fresco vento
che m'accarezza la pelle.

il sigillo infinito
è custodito nel calore di luce dei tuoi sensi
mia anima fragile
stasera cullo il ricordo di te,
tra i pensieri di dolci momenti
che ruotano nella mente,
e un bacio dolce
che m'accarezza la pelle.

il sentimento vero
è gelosamente nato nel mio spirito puro
mia anima fragile
stasera cullo il ricordo di te,
tra un i gesti spontanei d'abitudine
che si ripetono ogn giorno,
e l'eco della tua voce,
che m'accarezza la pelle,
e mi fa compagnia stasera,
mentre è vivo il ricordo di te.
giovy81 alle 20:18 in: giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (popup) | commenti
domenica, 22 novembre 2009



Giù
giù
giù

giù
giù
giù!

sempre più giù
sempre di più
nei meandri dell' oscurità
negli abissi dell'intimità
senza vergogne
senza capire
senza reagire

giù!
giù!
mandami dannatamente giù
un letto la mia tomba
le nostre urla il canto funebre
tutto intorno collassa
sempre più giù
rumori
suoni
odori
sudore
sempre più giù!
sensazioni
pressioni
esplosioni

ancora amore
sempre più giù

link immagine: http://i3.tinypic.com/4737rz9.jpg


quesada alle 19:37 in: quesada
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, 18 novembre 2009
Blog foto: gio legge

L'attesa si fà viva, tra le gocce del tempo.
Ora non ho che di te, nella testa;
cadono le foglie.

Sento la tua voce lontana, che torna, lenta.
La mente  si prepara a danzare;
i pensieri vivono dinnazi a te.

L'attesa si fà intensa, tra l'acqua del cielo.
Ora non ho che di me, nel cuore;
muiono le speranze.


giovy81 alle 14:48 in: giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (popup) | commenti
martedì, 17 novembre 2009

             una siepe disperde

                         complesse memorie

fanciullezze sbiadite

maturità carenti

              innocenze violate dalla menzogna,

                         finzione di vivere

                         in completezza.


Allarme incalzante nei tocchi di campane fangose. 

                         fate attenzione

                                     la sogghigno

                                     del Paraninfo del Tempo

mentre si giace fra le insipide carni

                                      di Anomalìa.

 

                                                            Giorgio Maria Bellini

                                                        e-mail: cerinto7@gmail.com

giovy81 alle 11:46 in: giorgio maria bellini
commenti: commenti (popup) | commenti
domenica, 15 novembre 2009
VIDEO

*Testo musicale di Paolo Filippi


Vivi alla mia ombra
E rifletti
Tutte le pagliuzze di sogno
Che il mio sole genera in te
Di oro!
Odalisca in stanza di sogno
Tra profumi e odori d'incenso
... nel palazzo del cielo
... noi!
Fiori di loto e piatti di riso
Tra preghiere e canti alla luna
... frenesia d'amore su un letto
Con le orchidee sui cuscini di seta...
Mani che si stringono forte
Labbra dalla voglia infinita
Attimo sospeso nel tempo

*Testo recitativo di Giovanna Salerno

--Obliqua e rumorosa.
Incantatrice di sogni.
Ammaliatrice creatura.

Obliqua e rumorosa.
Tentatrice di mondi.
Affascinante creatura.

Ti guardo,dalla finestra:
movimento forte e misterioso.
Il suono tuo pare danza
di dita sui tamburi.

Assaporo questo incanto
e intanto mi trasformo
in goccia,anch'io.
giovy81 alle 22:20 in: canzoni, paolo filippi, giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (popup) | commenti
sabato, 07 novembre 2009



Distanze
noiose attese
l'autobus non passa
la vita non passa
giallo, notte, profumi
e puzza

ti siedi accanto a me
cosa aspetti?
anche tu?
no, non è ancora passato
sei di qui?
davvero?

sono davvero passate due ore?
ti prego, sorridi ancora
la vita?
è rapida, morde, divora l'anima
parlami ancora
parliamo ancora

l'autobus!
posso tornare a casa!
ma come, non vieni?
non è questo quello che aspettavi?
sta per partire
vieni con me
abito lontano?
è importante
guarda i nostri occhi
ti amo
mi ami
che ti importa delle
distanze?

link immagine: http://mayraglouis.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/2007/03/23/befe614736c09d3cf860c6338764b71b.jpg

quesada alle 21:31 in: quesada
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 05 novembre 2009




La mia poesia p
 è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.
Alda Merini, da "La volpe e il sipario"

giovy81 alle 11:37 in: dedica, omaggio, giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, 21 ottobre 2009


Incline a questo mondo

camuffato da falsi sorrisi,

pagliacci solitari dispersi

trovano rifugio .

 

La linea bianca che lima il volto,

attraversa spazi senza luoghi,

essa è carne e sospiro.

 

Gioia intensa ,

si avvolge la lingue calda,

tira le redini dell'esistenza,

si fa gioco del mortale uomo,

ma non smetterà mai d'esser  presente.

fabrydivx alle 01:29 in: fabrizio gagliano
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, 14 ottobre 2009
La vita è come una carovana, la possiamo paragonare a quelle carovane che attraversavano il deserto sui cammelli,di villaggio in villaggio, di città in città.
La carovana della vita è come questa carovana e noi viaggiamo con essa, ma nel suo tragitto non è possibile individuare un punto di inizio nè un punto di fine perchè è un ciclo continuo.
Come per le carovane che attraversano il deserto anche quella della vita ad ogni sosta c'è gente che scende e si ferma e c'è gente che sale e si aggrega;
quelli che si fermano sono i nostri antenati, i bisnonni, i nonni, quelli che si aggiungono sono i nostri figli, i nostri nipoti; dopo ogni sosta la carovana riprende il suo viaggio.
Per quelli che sono felici il viaggio si svolge attraverso una natura verde e rigogliosa, vicino all'acqua limpida di fiumi e laghi;
per quelli che non sono felici, invece il viaggio si svolge attraverso inospitali deserti con la paura continua delle tempeste di sabbia e degli assalti dei banditi.


Hassan R.Dalafi




smeraldoeneve alle 16:18 in:
commenti: commenti (popup) | commenti
lunedì, 21 settembre 2009
I cannot fake to know who am
the essence of the small things
is contained in the truth


non posso fingere di sapere chi sono
l'essenza  delle piccole cose
è racchiusa nella verità

I don't pretend to know every thing
but alive to know the world
and to find peace in the words

non pretendo di conoscere ogni cosa
ma vivo per conoscere il mondo
e di trovar pace nelle parole
giovy81 alle 12:58 in: giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)
martedì, 15 settembre 2009

Emozioni lontane
mentre il treno si muove
ti sento sempre più lontana
e sempre più vicina

guardasi allo specchio
prepararsi un pranzo
dormire
senza di te
sembra tutto così difficile

mi manchi
ho bisogno di respirare con te
stringerti le mani
poterti sussurrare ti amo
e vedere il tuo sorriso,
quanto è dolce mentre mi baci
sapere che non sono più

emozioni lontane

link immagine: http://armandos42.altervista.org/_altervista_ht/Treno.jpg

quesada alle 13:15 in: quesada
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 13 settembre 2009
"Non c'è mai fine al viaggio, anche se un sogno cade" (C. Baglioni).

 Il viaggio è il senso simbolico di metamorfosi: il viaggio della vita; il cambiamento per eccellenza, "quel treno che passa una sola volta".
Partire, far fagotto di un passato molto attuale e andare, andare dove il vento suggerisce, dove i ricordi sono fantasmi nell'armadio e …lasciarsi tutto alle spalle.

Diversi viaggi letterari ci insegnano che la "meravigliosità" del viaggio non si cela dietro un'ambizione nell'arrivare alla meta finale, ma nell'approdo di esperienze. Le esperienze sono maestre, ci fanno crescere e le persone che si incontrano, i luoghi che vengono scoperti, le situazioni che emergono rappresentano i tesori dei viaggi.

Viaggiare non porta solo verso mete stabilite, itinerari fisici e reali: il viaggio è anche l'irrealtà della fantasia, che ci segue, ci implora d'essere ascoltata, di rientrare in quel fagotto che ci portiamo sulle spalle; il viaggio è quel pensiero di draghi sulle nuvole, che volano con i nostri sogni e la nostra anima e con il nostro "esser bambino" e stupirci dei piccoli fiori. Si viaggia con la mente, quando si guarda una foto ingiallita e si rimembrano ricordi… le poesie che si scrivevano da bambini, seduti sulle scale, con gli amici. Il viaggiatore è colui che cammina, lasciando impronte dietro sé, imparando e conoscendo se stesso e gli altri.

E' questo dunque lo scopo del viaggio: imparare dal mondo e conoscerlo, far tesoro di ciò che si acquisisce. Lasciare qualcosa di sé, una traccia, una riga d'inchiostro, una foto…la vita è un viaggio che ci porta avanti, sempre; anche quando il sogno cade e ci si fa male, molto male…ma il viaggio continua.

La vita è un viaggio, che ci fa volare.
giovy81 alle 19:58 in: giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
sabato, 12 settembre 2009
Dove il mio silenzio si ferma
ad occhi chiusi, seduto,
lì  appare la tua voce,
che mi dà forza,
nella notte.

Il sonno è perduto,
nel calare di pensieri e lacrime.

Il canto delle meraviglie
si avvicina a te, Mio Signore.

Il tuo petto mi dona l'incanto
di un breve momento
e la tuapelle è ristoro.

Aima bella e preziosa,
tu sola esisti nella mia
e tu sola puoi donarmi
l'amore eterno
di cui ha bisogno il mio spirito.


Al mio amore, auguri..per il "nostro oggi" .Ti amo
giovy81 alle 10:57 in: giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (popup) | commenti
venerdì, 11 settembre 2009

Svegliati!
E' troppo poco il tempo
per dormire ancora
cosa ti manca ancora?
amore, soldi,
rabbia, spiritualità
non perderti nelle coperte

Reagisci!
E' troppo corta la vita
per pensare alla morte
cosa ti manca ancora?
popolarità, sesso,
violenza, tenerezza
non perderti nelle futilità

Basta!
Il tempo è finito
guarda cosa sei
stanco, depresso,
vuoto, inutile
potevi svegliarti
e invece hai dormito,
potevi reagire
e invece hai preferito morire
senza fare rumore
perché se no la vicina si arrabbia
senza sporcare
per la domestica
senza amare
e senza nemmeno aver provato
a farti amare

link immagine: http://www.centrocrea.com/C_Arte/futurismo_files/Immagine20.gif

quesada alle 15:06 in: quesada
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 10 settembre 2009

Le parole muoiono sulle labbra,
di un bacio mai dato.
Ho sentito la tua voce
ma non eri tu, nella notte.
Non so rinuncare a te
e non a quell'idea, che pensi.

Le distanze accolgono momenti,
di speranze immaginate.
Ho pianto i tuoi sorrisi
ma non eri tu, nella notte.
Non so rinunciare a te
e non a quell'idea, che pensi.

Il silenzio mi accarezza il volto,
di rimpianti e promesse.
Ho voluto quell'incontro,
ma non eri tu, nella notte.
Non so rinunciare a te
e non a quell'idea, che pensi.


Per te. Per farti pensare, ricordare, riflettere...volermi ancora bene.
giovy81 alle 13:01 in: dedica, giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, 09 settembre 2009

c9e2277fa5439e1af71b9caf56c40135.jpg no exit image by obscuresun

Pensare a cosa?
All'amore
e ad ogni altra cosa.
Vorrei scrivere
ma non so come si fa,
vorrei parlare
ma con parole che non comprendo.
Vorrei scrivere di emozioni
e poesia!
Ma come posso
se non riesco nemmeno a pensare?

                            Vorrei essere un artista
                            ma non so creare,
                            al massimo
                            posso scopiazzare...

Odio questa sensazione
ma come posso fare?
E allora pensare,
pensare, pensare
questa povera testa
sta per scoppiare!
Creare, creare
creare, ma dove?
E che cosa?
La musa c'è l'ho
ma non ho lo strumento
(oppure non sono adatto
a pensare d'artista!)

Amore mio, dove sei?
Mi fai sentire così bravo,
così dolce,
così bene!!!

Amore, ti prego
basta pensare!
Tutto il tempo che passo
a scrivere e a disegnare
potrei usarlo per amare...
                            
                                  ... amore, chi sono secondo te?

   ... io qui, leggo solo parole...

link immagine: http://media.photobucket.com/image/le%20parole%20dimenticate/obscuresun/c9e2277fa5439e1af71b9caf56c40135.jpg

quesada alle 20:12 in: quesada
commenti: commenti (popup) | commenti
domenica, 06 settembre 2009

"Non andartene, amore, senza avvertirmi.
Ho vegliato tutta la notte e ora i miei occhi
sono pesanti di sonno.
Ho paura di perderti mentre dormo.
Non andartene, amore, senza avvertirmi.

Mi sveglio e stendo le mani per toccarti. Ti sento e
mi domando: "E' un sogno?"
Oh, potessi stringere i tuoi piedi col mio cuore
e tenerli stretti al mio petto!
Non andartene, amore, senza avvertirmi".


Un poeta indiano, che ha catturato la mia anima e questi versi..oh questi versi sono assolutamenti splendidi!
Mi hanno ricordato di come si ha il timore di perdere qualcosa, quando questa è "nostra" (ammesso che esista un reale possesso per qualcosa, s'intende!).
E qui si parla d'amore...la paura di perdere la persona amata; la paura che "l'oggetto" dell'amore esca dalla nostra vita senza avviso.

L'amore nella mia vita è fondamentale e sono semplicemente fortunata.
A volte si ha poca riconoscenza per le piccole ma belle cose, che la vita ci offre..e l'amore può solo che scaldare i cuori e allietare i giorni di eterni passi, che vengono condivisi con altri.



giovy81 alle 17:51 in: giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (popup) | commenti
domenica, 30 agosto 2009
Mi chiedo se sia corretto sparire all'improvviso, da affetti, luoghi, spazi e ricordi..senza motivo o senza ragion apparente.
Mi chiedo se sia giusto sperare "il meglio" quando hai già tanto dalla vita
Mi chiedo se sia giusto aspettare e aspettare e ancora aspettare che qualcun altro si faccia sentire, che altri ti cerchino, che arrivi una risposta..anzi LA RISPOSTA
Mi chiedo se sia giusto che un amico ti trascuri o tagli i ponti perchè non riesce a convivere con amore e amicizia e allora ti evita, ti ferisce..
Mi chiedo se è normale che il tuo amore ti nascondi le cose o punti, come scusa, alla celeberrima frase "volevo dirtelo, ma.. mi sono scordato"
Mi chiedo se sia giusto perdere il tempo, perchè poi non torna indietro
Mi chiedo se sia giusto osare il massimo, pur giocandosi il minimo; cercare l'impossibile nelle cose più semplici e voler cose grandissime tra le più quotidiane..
Mi chiedo tante cose ..e forse perchè arriva un momento nella vita, nel quale si pensa e si riflette più che in altri..

Mi chiedo quando tutto passerà...
giovy81 alle 18:31 in: giopoetessa, giovanna salerno
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, 05 luglio 2009
Perchè non riesco ad incrociare i miei occhi?

Mi guardi e non mi osservi.
Sei distante dal mondo; distante da me.

Sei un fiore dimenticato,
che cresce nel cemento.

Perchè non riesco ad incrociare i tuoi occhi?

Ti guardo e non ti osservo.
Sono distante dal mondo; distante da te.

Sono un agnello impaurito,
che piange solo.
giovy81 alle 14:46 in: giovanna salerno
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, 30 maggio 2009
tanto tempo fa, la Grecia antica. Non era un luogo delle favole, come i boschi stregati o le isole fatate, ma era stato il posto dove gli uomini avevano iniziato a pensare che quell’altro grande posto chiamato mondo , che è dove stiamo tutti, poteva essere raccontato attraverso la ragione, che significa capirlo. Col tempo questo racconto sarebbe stato chiamato filosofia, e più avanti ancora scienza, perché l’universo non è una faccenda di occultismo: è un’infinita trama di cause ed effetti, che significa che anche due cose tra loro infinitamente lontane non sono estranee l’una all’altra, perché la loro distanza è fatta di relazioni causali e non di buio incomprensione e paura. Così gli uomini impararono dal "kòsmos" che l’ordine è armonia, e con questo modello in mente si svilupparono le "polis", come fu quella di Atene, le tipiche città stato greche, che anche se non furono esenti da problemi e contraddizioni, trasmisero all’Occidente quello che sarebbe stato il concetto di politica, che non per nulla è alla "polis che deve il suo nome.
Centro vitale della città era l’"agorà", la piazza, dove non solo si svolgeva il mercato e si trovavano i luoghi di culto dedicati alla divinità protettrice, ma dove soprattutto i cittadini liberi si radunavo in “assemblea” per discutere in comunità e decidere collegialmente le leggi. Era il fulcro politico della città, lo spazio fisico a simbolo della democrazia che, è sempre l’etimologia greca a ricordarcelo, è una faccenda che dovrebbe riguardare e appartenere al popolo. Alcuni filosofi, parlando di Atene, dissero che nonostante fosse un luogo di case, mercati, templi e teatri, erano gli stessi cittadini ateniesi a fare la polis. Quei cittadini che, nel condividere la vita della piazza, si ricordavano gli uni agli altri di partecipare dei medesimi diritti, perché l’agorà non era un luogo aperto al pubblico, ma era il luogo del pubblico, e visto che Borges diceva che le generalizzazioni non sono reali ma reali sono i singoli individui – e “il pubblico” è una generalizzazione – potremmo dire meglio che la piazza era il luogo di ognuno dei singoli cittadini che costituivano la polis.

Questo tanto tempo fa. Pochi giorni or sono, invece, a Verona, era mercoledì sera, dei ragazzi vengono minacciati e malmenati da poliziotti in tenuta antisommossa perché suonavano bonghi e chitarre in una piazza del centro di Verona. Già, sempre la piazza, simbolo questa volta che i tempi sono cambiati, che l’agorà non è più il luogo dei singoli cittadini che formano una comunità. Alienare la piazza, renderla una stanza da museo in cui a regnare sono le eco del silenzio, perché quando non si sente nulla si ha paura di tutto, un principio che anche il più mediocre dei film horror ci ha insegnato a sufficienza…
Ciò che viene toccato dall’ordinanza di Tosi in cui si vieta di suonare strumenti musicali in luoghi pubblici dopo le dieci sera non è “il diritto al sonno” dei cittadini o di fantomatiche signore che vivono in centro ma che lavorano a Venezia e che si devono alzare alle cinque del mattino (e queste sono le legittimazioni giuridiche che sono state usate…) . È che oggi la piazza - in un clima politico che, attraverso la voce del suo maggior rappresentante, ha definito l’Italia un paese mono-etnico – può essere tollerata tutt’al più come un luogo di incroci casuali ma non come uno di incontro, che è sempre condivisione. Se la libertà di parola e quella di riunione sono due cose che stanno insieme non è un caso, perché uno che dice tutto quello che vuole ma lo dice solo a se stesso non è un uomo libero, è uno schizofrenico. E l’ordinanza di Tosi mira a far diventare la chitarra sinonimo di schizofrenia, di malattia mentale. E se sono schizofrenici quelli che suonan la chitarra, lo sono pure quelli che li stanno ad ascoltare, e gli schizofrenici non è bene lasciarli all’aperto, meglio in manicomio o, visto che bisogna fare con quel che si ha, in questura. E visto che con gli schizofrenici non è il caso discuterci, due manganellate sono un metodo dialettico più efficace di quello platonico.
Tutto questo perché si vive in un clima culturale che si culla nell’apatia e che si affida alla paura, che non accetta che ragazze e ragazzi, insieme a signore e signori, suonino nella stessa piazza dopo le dieci di sera, ma che è da dieci anni che si guarda il Grande Fratello in prima serata fino all’una di notte. Si sono creati i presupposti che se prima hanno consentito di dire che partigiani e fascisti erano entrambi eroi della patria, ora consente di combattere la chitarra col manganello, anche quando non si suona “Bella ciao”. E la cosa ha funzionato talmente bene che pure da alcuni che mercoledì sera erano in piazza Dante si è sentito dire: i poliziotti hanno picchiato ma i ragazzi però hanno alzato la voce. Come a dire: Tizio è morto perché gli hanno avvelenato il cibo, ma noi ce la prendiamo col cuoco perché non aveva salato l’acqua…

Si privatizza la scuola, la sanità, i trasporti, e infine si vuole privatizzare pure la socialità. Vuoi la compagnia dei tuoi amici, devi pagare la tassa che si chiama aperitivi nei locali del centro, perché chi è seduto ai tavoli del locale che è in piazza è un cliente, chi vive la piazza è un cittadino, quelli che a detta dei Greci costituivano la polis. Togli i cittadini, rimangono i clienti, togli la piazza, non rimane la città. La perplessità di chi scrive, tra le altre, è quale sia la necessità di un’amministrazione comunale che non si cura né delle piazze né dei cittadini, e che usa la violenza e non le parole nei confronti di chi strimpella, quando invece usò tante parole nei confronti di chi ha ammazzato di botte un ragazzo in centro poco più di un anno fa. Quasi che una delle assurde morali di questa storia fosse che se hai la testa rasata – e non perché sei calvo – in giro per le piazze ci puoi andare a picchiare la gente, se invece hai i capelli lunghi neppure ti puoi portare il mandolino.

Piazza Dante è chiamata così perché al suo centro c’è la statua del poeta della Commedia. Nell’Inferno, per due volte, al Canto III e V, tramite la bocca di Virgilio, Dante dice: “Vuolsi così colà dove si puote/ ciò che si vuole, e più non dimandare” , perché l’onnipotenza non è tanto fare ciò che si vuole, ma è che gli altri non debbano dir nulla di quello che hai fatto. E se questo è già tanto discutibile nel nome del Signore, nel nome di Tosi perde anche il fascino del misticismo. E non per ideologie politiche, ma perché la politica ci insegna che un sindaco e dio sono due cose proprio diverse. Ce lo ha insegnato, ma tanti se ne sono già dimenticati…

È che una volta, non tanto tempo fa, c’erano dei ragazzi che suonavo due chitarre e un bongo in una piazza della città in cui Romeo si dichiarò a Giulietta. Forse oggi anche Romeo sarebbe stato manganellato, accusato di una serenata. Di quei ragazzi, invece, come la storia andrà a finire non si sa ancora. Certo è che la loro morale è che per una sera a settimana, per qualche ora e con un po’ di musica, si può essere e felice e contenti. Perché anche la gioia, come il diritto al sonno, è qualcosa che va difeso.


Paolo Vanini
giovy81 alle 17:00 in: paolo vanini
commenti: commenti (popup) | commenti
giovedì, 21 maggio 2009
Ardi la mia vita,
così che da un punto all’altro
sia a congiungersi un filo

e che sia perdersi
nella tua anima
e nel migliore dei venti
che fanno il viso

perdersi nell’ora
che si fa tardi
di questo giorno
a sanguinarne
la luce
sirQuant alle 11:47 in: poesia, antonio blunda
commenti: commenti (popup) | commenti
venerdì, 15 maggio 2009
 
 
 
Colombella vuoi che sorrida al giorno,
che le perdute sere rischiarate dal vento
prendano sensi di appartenenza reali,
in questo sogno mi porti via con te,
e mi sento delicatamente volare
protetta
            raccolta
                                   capita
 
mi porti nei colori
quelli densi e caldi
plachi le mie attese, desideri
per me un futuro libero
dagli egoismi
mi mandi suoni
nei nostri incontri
 per le mie sponde
ideali.
 
Dammi lingua
per lasciare messaggi,
dammi  pace
dopo tutto questo vivere
dell’anima
donami affetto,
abbracciami di cielo
ho bisogno di te
e dell’acqua eterea,
ho bisogno di capire
come si fa a vivere,
e se puoi
portami uno specchietto tenero
che mi rifletta intera,
dammi coraggio
in quel momento
 vivo piena di limiti
questo è proprio
quel momento
in cui abbiamo paura.
 
 
 
Basileia alle 12:38 in:
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, 13 maggio 2009

E intanto che aspetti
amore
che passi
un attimo ancora
di nulla assoluto
rendi il mio tempo
dolce e veritiero
lascia che il desiderio
si realizzi un tenero bacio

e intanto che aspetti
che aspetti un bel niente
il tempo che corre
ad inseguire i ricordi
sempre più confusi
belli e soavi,
ti prego non lasciare la mia mano
ti prego regalami un altro sorriso
ti prego baciami, baciami ancora

e intanto che aspetti
aspetti che cosa?
che il tempo ci assalga
e ci renda ricordi
ti prego dimmi, dimmi che mi ami
e che non mi lascerai diventare un ricordo,
ti prego piangi e dimmi davvero
che non lascerai che passi mai un solo giorno
in cui non sarò certo che mi stai pensando
e che ogni volta che aspetti
tu aspetti me
e ogni volta che pensi ti amo
tu pensi a me
e ogni volta che mi aspetterai
io ci sarò.

quesada alle 21:04 in: quesada
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
sabato, 02 maggio 2009
Cari lettori e collaboratori,
vi informo che nel sito del Simposio di Poeti, cliccando su LOGIN REDAZIONE, potrete iscrivervi   direttamente per effetturare l'accesso, che sarà consentito solo ai redattori per la pubblicazione dei post, sul Caffè Letterario.
Al momento dell'iscrizione, l'account verrà notificato dall'amministratore e convalidato a voi, tramite mail.

Inoltre  il Dott. Antonio Blunda (vedi post del g. 22 aprile 2009)  vi ricorda il concorso
“FUTURISMO ED AVANGUARDIA” in seno alla manifestazione “Onde Futuriste”, articolato in tre sezioni:
Futurismo in Parole,
Futurismo in digitale,
Futurismo in Arti Grafiche,

Tutti i partecipanti potranno esporre le proprie opere nel sito del Simposio di Poeti e allestire galleria virtuale, che favorisce spazio per commenti e visibilità.

Per  informazioni scrivere a:

ondefuturiste@gmail.com
antonioblunda@libero.it



grazie,
Giovanna salerno
giovy81 alle 10:48 in: avviso
commenti: commenti (popup) | commenti
venerdì, 24 aprile 2009

- Indimenticabili, in Italia, la "difesa di Roma" avvenuta il 9 e 10 settembre 1943; a Porta San Paolo volontari civili delle unità dell'esercito regolare e, tra i civili, pittori e scrittori tra cui Domenico Caputi un pittore della Scuola Romana, Alberto Moravia, Baldassella, stanno combattendo strenuamente i tedeschiÂ…

In questo istante la parola fu sovrastata da un forte boato: un gruppo di studenti che si erano organizzati nel Liceo Sannazzaro, aveva iniziato la sommossa, o meglio la resistenza contro il nazifascismo. Ci fu un fuggi, fuggi generale. Il principale chiuse subito la bottega e mÂ’invitò di andare con lui, che si sarebbe chiuso con la famiglia nel museo di San Martino. Una volta sistemato la famiglia nel Museo dove già altri abitanti del luogo vi avevano preso posto, mi diede dei soldi e mi consigliò di prendere il treno e ritornare a Paduli. Mi suggerì di non prendere automezzi ma di andare a casa per il Petraio. Infatti, in due minuti, correndo come un bolide, raggiunsi il Corso Vittorio Emanuele e poi per via Girardi sarei giunto in Via Pasquale Scura, a casa. Ma allÂ’angolo tra il Corso e Via Girardi, di fronte allÂ’Ospedale militare cÂ’era una fontanella, mi fermai per bere ma si stava rinfrescando un marinaio che disse di essere siciliano. Fu un attimo. Giunse un sidecar con due nazisti, uno scese e di corsa si portò alla fontanella, credevo volesse bere, invece in un batter di ciglia sparò alla testa del marinaio. Ebbi paura e cominciai a correre come un bolide verso la stazione che trovai stazionata da nazisti e decisi di andare a piedi fino a Casalnuovo, ma anche li fui costretto a riprendere lÂ’Appia e tornare da mamma a piedi: giunsi a casa il 13 settembre dopo tre lunghi giorni sotto la pioggia e lÂ’aver dormito in qualche pagliaio con la paura di essere sparato dai contadini.

Devo confessare che sul mio cammino incontrai persone molto buone e amorevoli: una signora della campagna di Cervinara vedendomi bagnato come un pulcino mi mise in piedi davanti al camino acceso e mi spogliò come un verme, mi vergognavo e lei mi disse:

- Pecché te miette scuorne, guagliò? Che te cride che si ‘o primo masculo che vedo agnudo? Lu ssaje che purÂ’io tengo li figli, solo che stanno facendo li surdate e chi ‘o ssape quanne tornane!

Mi diede una camicia, mentre i miei vestiti si asciugavano vicino al fuoco, che mi arrivava al di sotto delle ginocchia, un calzone che si abbottonava sul petto, insomma sembravo proprio uno spaventapasseri e ridemmo a crepapelle entrambi, compreso il marito che stava in quel momento varcando la soglia.

Mi diedero pane, tagliato a fette, prosciutto, salsicce, formaggio in quantità, dicendo che mi sarebbe bastato fino a Paduli, a meno che non avessi incontrato ‘ntuppi a Benevento e a Ponte Valentino.

Come Dio volle giunsi a Paduli senza altri pericoli, ma avevo appena salutato nonno e stavo per andare da mamma, che Nanduccio mi mise una mano sulla spalla e disse:

- Proprio tu! Sei lo scricciolo adatto per il lavoro che devi fare.

Il lavoro che dovevo svolgere era rubare un mitra che il nazista teneva appoggiato sulla jeep, mentre fumava.

Mi avvicinai alla jeep e cantando una canzone in voga in quel tempo, che poi seppi era pure la parola dÂ’ordine dei partigiani, mi avvicinai alla jeep presi il mitra e sempre cantando mi allontanai, mentre Roccuccio lo teneva impegnato in una chiacchierata lunga. Appena giunsi sopra la villa comunale e mostrai il mitra, in un battibaleno tutti gli studenti, ragazzi da quindici a diciotto anni armati fino ai denti si schierarono sul muro di cinta della villa Comunale.

Solo allora capii il loro intento, una decisione nata con la scazzottata tra Roccuccio e un tenente nazista.

Ma la nostra gioia si tramuto in paura, quando nonno venne a dirci che i tedeschi avevano piazzato già quattro cannoni su ogni colle che circonda il paese, se non fosse venuto fuori il mitra il paese sarebbe stato raso al suolo, quindi ci conveniva desistere. Mi ritrovai unÂ’altra volta con il mitra in mano e fingendo di sparare con la bocca ritornai al muraglione dove sostava la jeep da cui lÂ’avevo rubato prima. Il tedesco mi vide che giocavo e mi richiamò con dolcezza dicendomi in uno stentato italiano che quello era un oggetto pericoloso. Quando me lo prese di mano finsi di piangere con grossi lacrimoni e lui tentò di consolarmi, fino a quando giunse Don Aquilino il Parroco che gli disse in tedesco di scusarmi, perché lo sapevano tutti quanto fossi capriccioso quando volevo una cosa che mi piaceva. Il tedesco si mise a ridere. La sua risata metteva la parola fine alla tentata lotta armata dei giovani padulesi.

Come se nulla fosse accaduto il 14 settembre tutti i ragazzi della mia stessa età andavamo a caccia di uva e di frutta di stagione perché lo stomaco faceva glù-glù e ci trovammo a valle dellÂ’asino sulla via di Ravàno per andare alla stazione e vedere se da qualche treno che transitava scendesse qualche nostro parente, io aspettavo papà e zio Giovanni. Stavamo uscendo da un vigneto con le mani piene di grappoli dÂ’uva, che ci trovammo davanti una carovana di uomini sporchi, laceri, con la barba lunga di giorni camminare in fila, mentre due tedeschi armati di un solo mitra li teneva a bada.


Ecco cosa nacque “quel giorno” :

14 SETTEMBRE 1943

 

Interminabile colonna di carne
lungo le rive del Tammaro
in quei giorni di settembre.                 
Corpi, anime sozze
di pidocchi
di vergogna
occhi che non capivano
cercavano occhi vergognosi.
Uno, ai piedi di una vite
in mano, un grappolo d'uva:
- Non voglio tornare a casa! -
e piangeva.
Fetore di pelle:
non pidocchi giganti
mangiano giovane carne
non mia;
vergogna morde l'anima:
eravamo duemila
due soltanto ci hanno disarmato:
non voglio vedere mio padre!
Occhi che non capivano
cercavano occhi vergognosi.
Dritto, sulla collina
si staglia verso il cielo
come accusatore:
uomo in grigio-verde
armato fino ai denti.
Stupore, meraviglia,
domande che si intrecciano
risposte non avute...
Michele era armato
non sapeva perché.
Fedele al giuramento
era tornato a casa
ai padulesi non più
da ebete, da eroe.
Occhi, che non capivano cercavano
tra carne putrefatta dai pidocchi
propria carne pieni di speranza.
Un grido che sapeva
di prima liceo,
una parola petrarchesca
scosse lo stupore, l'apatia:
             «Italia mia
              vengo a vendicar
              l'altrui vergogna!»

Ancora imberbe, armato di bastone
corse per lo scosceso pendio: gridò!.
Una scarica di mitra!...

                                             Il volto di fanciullo                                              

gli occhi innocenti
aperti verso il cielo
il corpo inerte
ai piedi dell'ulivo
sembrano dire: BASTA!
Occhi che non capivano, i miei,
cercavano non vergogna...
Piansero, piangono
e gridano: basta.
(da “Occhi che non capivano”)


Nello stesso tempo nasceva il vero movimento partigiano e per batterli i fascisti si affiancano ai nazisti e inizia il terrore e le stragi. Tutto aveva avuto inizio il 12 settembre 1943, quando Mussolini, per ordine di Hitler, è liberato, da campo Imperatore sul Gran Sasso, da un commando nazista. Così il 15 settembre Mussolini riprende la direzione suprema del fascismo e costituisce il "Partito Fascista Repubblicano" affidandone la segreteria ad Alessandro Pavolini, ricostituisce la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, e ne affida il comando a Renato Ricci. Il 23 settembre viene insediato il governo di cui, il capo è, Mussolini. Il governo ha la sua sede a Salò, sul lago di Garda. Nasce la Repubblica Sociale Italiana, ma arbitri della situazione sono i tedeschi. Il connubio nazisti - fascisti non può che riprodurre un periodo di violenza anzi un periodo in cui la violenza, in tutte le sue forme, è portata ai livelli più esasperati e si abbatte su tutti e su tutto. La violenza si esprime con le torture, le sevizie, le fucilazioni, i massacri, con i saccheggi, gli incendi, le devastazioni e le distruzioni.

Solo lÂ’avanzata degli alleati, dà la possibilità al popolo di insorgere non più disparatamente, ma con ordine e sicurezza. In questo modo si giunge al  25 aprile.

Che cosa era accaduto? Nel gennaio del 1944 gli alleati sbarcano ad Anzio, riprendendo l'avanzata nel mese di maggio con il crollo della linea Gustav e, finalmente, il 4 giugno è liberata Roma. Il 10 giugno, a Badoglio succede Ivanoe Bonomi alla presidenza del governo che vede la partecipazione anche di De Gasperi, Saragat, Togliatti, Ruini, Croce e Cianca.

Nel luglio continua l'avanzata degli alleati e del corpo di Liberazione Italiano e nell'agosto è liberata Firenze con l'apporto sia delle formazioni partigiane di città che di quelle provenienti dalle zone circostanti. In Italia gli alleati si fermano sulla linea gotica, dinanzi a Bologna e il fallimento dell'offensiva alleata contro la linea Gotica mette in grave difficoltà l'esercito partigiano che è costretto a trascorrere un altro inverno in montagna e ha sopportare le più dure offensive nazifasciste.

A primavera riprende l'avanzata delle truppe alleate e del corpo di Liberazione Italiano; i partigiani, che non si sono arresi nel corso del duro inverno, riprendono la loro attività.

Quando, nell'aprile 1945, il CLNAI ordina l'insurrezione generale, partigiani e popolo si sollevano ovunque e costringono il nemico a ritirarsi o ad arrendersi.

Il 25 aprile inizia l'insurrezione vittoriosa in tutte le località ancora occupate dai nazifascisti. Mussolini viene catturato dai partigiani, a Dongo, mentre sta tentando di "conquistare" il confine svizzero, mimetizzato da soldato tedesco e "confuso" fra camerati tedeschi. Le forze tedesche in Italia sono costrette alla resa senza condizione il 26 aprile; l'ammiraglio Doenitz - nuovo capo dello stato tedesco - chiede il 7 maggio la resa incondizionata della Germania. In Italia, nel giugno 1945, Ferruccio Parri succede a Bonomi alla guida del paese, ma il suo ministero cade nel dicembre dello stesso anno; il nuovo ministero è presieduto da Alcide De Gasperi e dura fino al 1953.

 

A Paduli qualche fascista si chiude in cantina e non esce più di casa per paura di essere ucciso, cÂ’era un antifascista sfegatato cui entrato dal tabaccaio per comprare le sigarette venne legato sopra una sedia e gli fecero ingurgitare un litrotto di olio di ricino ed era proprio lui che fu difficile calmare e far ragionare. Il fascismo era finito la guerra anche, era giunto il momento di vivere in Pace tutti insieme come sempre, dimenticando le brutture della barbarie nazifascista e la cattiveria esasperata della guerra voluta da un uomo che aveva raggiunto lÂ’altro mondo.


 

giovy81 alle 14:02 in: reno bromuro, raccontando al simposio
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 24 aprile 2009

PER ESSERE TUTTI LIBERI


di Reno Bromuro


Già dal marzo appena ritornato nauseato da Napoli, dove i passi marziali dei nazisti iniziavano a girare per le strade fin dalle cinque del mattino Mi ritrovai a Paduli a parlare con nonno di questa mia esperienza  traumatica. Ero a Bagnoli ospite di mia zia, la sorella di mamma, stavo benissimo, cÂ’erano le cugine che mi coccolavano i cugini che mÂ’insegnavano le arti marziali per difesa personale, ma qual rumore di passi cadenzati che tormentavano il mio sonno, non li sopportavo proprio. Così, con grande disappunto della zia e dei miei cugini, ritornai a Paduli, dove sapevo avrei trovato il silenzio più profondo. Ero sempre attaccato a mio nonno paterno, un poÂ’ perché lui parlava sempre di politica con i suoi amici ed io bevevo ogni parola, tanto che ancora oggi le ricordo come se me le stesse narrando ora.

Il 23 marzo 1943 gli imposero di indossare la camicia nera e andare alla sfilata per lÂ’anniversario del fascismo, mio nonno si eresse in tutta la persona e rifiutò lÂ’ordine. Il segretario politico di Paduli era anche il medico condotto e quindi ci conosceva tutti e disse con calma a nonno di non mancare altrimenti sarebbe stato costretto di denunciarlo e mandarlo al confino. Mio nonno mi guardò e disse “Ci sarò alla sfilata ma come dico io!” Il segretario accettò la proposta e il pomeriggio nonno vestito da militare e con la bandiera con lo stemma sabaudo, tutta strappata: “questa bandiera è stata sbrindellata sul Carso” disse, è un segno di resistenza al nemico anche se esso si presenta sotto le spoglie di un medico. La sera andammo alla cantina di don Titta per ascoltare radio Londra: il colonnello Polito annunciò con voce allegra che gli angloamericani erano sbarcati in Sicilia, ma fu solo un errore perché la Sicilia per vedere gli angloamericani dovette aspettare il sol leone.


Il 24 aprile 1943, Mussolini pronunciò un discorso ai suoi gerarchi, un discorso alquanto  grottesco; che poi fu chiamato del "bagnasciuga" perché preannunciava l'annientamento delle forze nemiche che avessero messo piede su quella striscia di battigia italiana.

Al Nord si sciopera ed è proprio questo il prologo alla caduta del fascismo. Il 9-10 luglio del 1943, gli angloamericani sbarcano veramente in Sicilia, e in soli due giorni si impadroniscono di Augusta e di Siracusa. Il 24 luglio, nel corso della riunione del Gran Consiglio, Dino Grandi propone una mozione di sfiducia nei confronti di Mussolini; la mozione dopo oltre dieci ore di discussione viene approvata. Nelle prime ore del 25 luglio, Mussolini si presenta al Re, ma viene arrestato dagli uomini dl generale Cerica, comandante dell'arma dei carabinieri; in seguito viene trasferito nella prigione del consiglio dei ministri. Nella mattinata del 25 luglio, il Re firma la nomina del maresciallo Pietro Badoglio a Presidente del consiglio dei ministri.

Si vive in tutta Italia unÂ’ondata di entusiasmo per la caduta del dittatore e del fascismo; vi sono manifestazioni di gioia soprattutto nella speranza della fine della guerra e di un avvenire migliore. Ma giunge subito la doccia fredda, Badoglio annuncia: "La guerra continua..lÂ’Italia mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni".

Il Re e il governo Badoglio portano avanti una politica di ambiguità che mette in allarme sia i tedeschi, che rafforzano la loro presenza in Italia con l'invio di nuove truppe, sia gli angloamericani che, di fronte al peggiorare della situazione sul suolo italiano e al tergiversare di Badoglio, non possono considerare l'Italia altro che come una nazione nemica. Nei quarantacinque giorni di Badoglio, pur nella semi legalità l'antifascismo si organizza attorno ai vecchi leader, a coloro che sono scampati alla terribile bufera fascista, per prepararsi a continuare la lotta fino alla riconquista delle libertà e della pace. Dopo un lungo tergiversare (e liti fra generali e ministri) ma, soprattutto, poiché gli alleati sono in procinto di attaccare la penisola, Badoglio accetta la "resa incondizionata" imposta dagli angloamericani.

Il 25 luglio 1943, con la caduta di Mussolini e del Fascismo, ripresi il treno per Napoli. Il mio caro e amato principale che si sostituiva a mio padre quando ero a Napoli, appena mi vide mormorò tra i denti: “Hai scelto proprio un bel momento per venire a Napoli, nun stive meglio a ‘o paese tuo?”


Ma mi piaceva stare con lui: si poteva parlare liberamente; esternare i propri pensieri in libertà, anche perché si lavorava con la radio sempre accesa, si era aggiornati e informati di quanto accadeva intono a noi.

Fu per questa libertà di pensiero che un pomeriggio ascoltai delle confidenze tra il principale e suo cognato, capitano medico. Il 14 agosto il principale voleva rimandarmi a Paduli, con la scusa che ci sarebbe stata la festa di San Rocco, ma rifiutai, anzi mi precipitai allÂ’ufficio postale e feci un vaglia di millecinquecento lire a mamma, tutto il mio salario.

Fu così, dicevo, che ascoltai le confidenze dei due cognati:

- Gli angloamericani hanno comunicato al Generale Giuseppe Castellano, rappresentante di Badoglio, le condizioni dell'ar-mistizio. La notizia sarà emanata alle 19.45 dell'8 settembre del 1943 il maresciallo Badoglio, dalla sede della radio Italiana, leggerà il messaggio che annuncierà l'armistizio, “ma lÂ’annuncio fu letto da Corrado, ancora incredulo di quanto stava leggendo”.

- Mi auguro che sarà seguito dallÂ’ordine di cessare il fuoco. – Chiese il principale.

- No. Non si parlerà di cessate il fuoco contro le forze angloamericane, ma i termini saranno piuttosto ambigui. – La voce del Dottore era triste e incolore.

E non aveva tutti i torti perché il 25 agosto 1943 il messaggio di Badoglio ordinava sì di cessare il fuoco contro le forze angloamericane, ma - in termini assai vaghi suggerì alle forze armate italiane di reagire "ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza". All'alba del 9 settembre 1943, il Re, la corte, il generale Badoglio, lo stato maggiore e l'apparato governativo fuggono precipitosamente lasciando l'esercito privo di ordini, senza alcuna precisa direttiva.


Il Re cerca di giustificare la fuga dichiarando che è stata una strada obbligata "per evitare più gravi offese a Roma capitale intangibile della Patria". Fu così che nel porto di Malta il 29 settembre 1943, mentre in Italia si combatteva ovunque per acquisire e consolidare la libertà sperata, sulla corazzata Nelson è firmato da Eisenhower e da Badoglio l'armistizio e all'Italia viene riconosciuta la qualifica di "cobelligerante".

In precedenza, durante il parlare libero dei due cognati:

- Il 3 settembre – diceva il dottore - le forze alleate, portata a termine l'occupazione della Sicilia, al comando del generale Montgomery, sbarcano in Calabria; l'8 settembre, una armata americana, al comando del generale Clark, opera uno sbarco nei pressi di Salerno, bombardamenti massicci si abbattono su diverse città italiane. L'Italia è divisa in due: a sud di Salerno vi sono le forze alleate, il Re e il governo Badoglio; a nord, il paese è occupato dalle forze armate naziste.

- Ma questo sta accadendo anche in terra straniera, dove reparti italiani rifiutano di cedere le armi e si battono contro i tedeschi. – continuava il principale - A Salerno il gen. Gonzaga va incontro alla morte piuttosto di accettare di arrendersi e fare arrendere i suoi uomini; a Piombino, soldati e civili respingono le forze tedesche che tentano lo sbarco, in Sardegna marinai e civili costringono i tedeschi ad abbandonare l'isola. Almeno è quello che ho sentito dalla radio.


giovy81 alle 14:00 in: reno bromuro, raccontando al simposio
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, 22 aprile 2009
REGOLAMENTO DEL CONCORSO

“FUTURISMO ED AVANGUARDIA”



In data 20 aprile 2009 in occasione delle celebrazioni del centenario del movimento futurista è indetto il Concorso “Futurismo ed Avanguardia”, in seno alla manifestazione “Onde Futuriste”, articolato in tre sezioni: Futurismo in Parole, Futurismo in digitale, Futurismo in Arti Grafiche, rivolto all'intero territorio nazionale.



Futurismo in Parole

1. Le produzioni dovranno pervenire entro la data del 25 maggio 2009 presso: Dott. Antonio Blunda – Via Ugo Foscolo 10 – 90144 Palermo.



2. Le sezioni sono così articolate:

Sezione A – giovani fino ai 17 anni;

Sezione B - adulti

I temi oggetto di questa sezione sono i seguenti:

ü Sicilia Terra Futurista. I motivi di Filippo Tommaso Martinetti nel considerare la Terra Siciliana, la seconda anima del Futurismo e la diffusione del movimento nell’Isola;

ü Futurismo e velocità: velocità fisica e velocità mentale incarnate dal mito dell’automobile da corsa. La Targa Florio come prima grande manifestazione futurista;

ü Il Futurismo e il volo: il mito dell’aeroplano; “2000: Secolo passatista”? Significati e suggestioni del concetto di “Passatismo” e sua “attualizzazione” nella società italiana del XXI secolo;

ü La Guerra Futurista. Il conflitto bellico come occasione di riscatto etico, morale e soprattutto sociale di ogni singolo individuo;

ü Il Futurismo rivoluzionario: la vera anima del Futurismo e suoi tentativi di cambiare lo stesso modo di concepire la realtà;

Il digitale e il videogioco come evoluzione del concetto di “Giocattolo Futurista”, e di re-interpretazione digitale della realtà.



3. Si può partecipare inviando max 3 elaborati inediti (poesie o prosa di non oltre 3 cartelle; per cartelle si intende la singola pagina in formato Word A4), mai pubblicati o premiati in precedenti concorsi, pena l'esclusione dal Premio.



4. Ciascun elaborato, dovrà essere inviato in formato word, carattere Times New Roman, grandezza max carattere 12, interlinea 1,5.



5. Ogni elaborato va inviato in copia assolutamente anonima.



6. Ciascuna copia dovrà inoltre essere accompagnata da un foglio separato, su cui andranno indicati i dati personali (nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo, numero di telefono, email, titolo dell'elaborato, sezione di partecipazione) e comprensivo della seguente dichiarazione firmata:

“Autorizzo il trattamento dei dati personali limitatamente alla partecipazione al concorso “Avanguardia Futurista”, consentendo la cessione dei diritti d'autore unicamente ai fini dell'eventuale pubblicazione di un'antologia del Premio. Dichiaro inoltre che la presente opera è di mia esclusiva paternità e mai premiata”.

Per i giovani, in calce a tale dichiarazione, è richiesta la firma di un genitore o di chi ne fa le veci.



7. Per la partecipazione al Premio è richiesto un contributo di Euro 10 per la sezione adulti.

Nessuna tassa d'iscrizione è invece prevista per la sezione Giovani, che rimane dunque gratuita.

La quota d'iscrizione, che sarà utilizzata per spese di segreteria, coppe, targhe, medaglie e quant'altro legato al Premio, può essere versata:

- in contanti, da inserire in busta (invio unicamente mediante Raccomandata A.R., al seguente indirizzo: Dott. Antonio Blunda – Via Ugo Foscolo 10 – 90144 Palermo, ed indicazione a margine della sezione di partecipazione);

- tramite vaglia postale, intestato a: Caterina Conigliaro - Associazione culturale Suggestioni Mediterranee – Via Matteo Dominici, 18 – 90146 Palermo, causale:“partecipazione al Premio Avanguardia Futurista” ;

- tramite conto corrente bancario n. 5602/92 – Monte dei Paschi di Siena Palermo Ag. 1 – Via dei Nebrodi, 58/F

(IBAN: IT91 U01030 04601 000000 560292), con indicazione di causale “partecipazione al Premio Avanguardia Futurista”.

- Copia della ricevuta del versamento va sempre e comunque inserita in busta, unitamente a quanto specificato al punto 6.



8. I premiati e i segnalati saranno tempestivamente avvisati tramite e-mail, telefono o raccomandata. La data di premiazione è prevista per il 30 ottobre 2009, in occasione del convegno di chiusura delle celebrazioni del Futurismo, presso Palazzo dei Normanni (Sala Gialla) alle ore 17.00. Tutti i partecipanti sono invitati fin d'ora ad intervenire.



9. L'inosservanza di uno dei suddetti punti comporta insindacabilmente l'esclusione dal Premio.



10. Il termine ultimo per l'invio degli elaborati è fissato al 25 maggio 2009. Farà fede il timbro postale.



11. Alla giuria, la cui valutazione è insindacabile, sarà demandato il compito di esaminare gli elaborati pervenuti, e sarà composta da poeti o scrittori, i cui nomi verranno resi noti soltanto in sede di premiazione.



12. La partecipazione al Premio “Avanguardia Futurista” comporta implicitamente l'accettazione integrale del presente regolamento.

Per chiarimenti od informazioni scrivere a:

ondefuturiste@gmail.com

antonioblunda@libero.it

Segreteria organizzativa: Assoc. Cult. Suggestioni Mediterranee – Cell. 349 1243487 / 349 5856043
e-mail: suggestioni_mediterranee@y
ahoo.fr


Segretario del Premio

Dott. Antonio Blunda
sirQuant alle 09:43 in: poesia, premio letterario, antonio blunda, sirquant
commenti: commenti (popup) | commenti
lunedì, 20 aprile 2009
Dubitare
sentine il prurito; già basta
che si faccia un varco.

Di qualcosa parleremo
che sia tanto tanto, tanto sottile
perchè, ovvio, possa passare.

Non si capirà che tale spazio
è grande come queste righe.
sincontrario alle 23:58 in: sincontrario
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 17 aprile 2009
Ti invito a partecipare a questa festa che inizia oggi a Villafranca di verona :-)
Da venerdì 17 a domenica 19 aprile si terrà la sesta edizione della manifestazione letteraria “Linguafranca – La primavera del libro”, con il patrocinio della provincia e del comune di Villafranca di Verona, organizzato dal Gruppo Culturale Linguafranca, quest’anno in collaborazione con Eventi di Saperi e di Sapori.
In piazza castello, al caffè Fantoni e nella istituzionale sede dell’Auditorium Comunale si succederà una serie di eventi che coinvolgeranno in prima persona gli studenti (concorso letterario “Leggeremozioni” quest’anno incentrato sul tema “Credere nell’impossibile”, i laboratori e gli incontri presso le scuole) , giornalisti e scrittori (già affermati ed emergenti) e prevederà momenti di spettacolo e intrattenimento per tutte le età.
Una rassegna con esposozione dei lavori delle scuole villafranchesi presso l’Auditorium .

venerdì 17 aprile
Si comincerà venerdì 17 aprile mattina alle ore 9.00 con il laboratorio dei fumettisti di Cyrano Comics presso l’Istituto Carlo Anti, per poi proseguire con lo scrittore Gianni Biondillo (Guanda editrice) e il giornalista di rai tre Beppe Muraro che si dedicheranno in tarda mattinata a un incontro con le scuole presso l’Auditorium e converseranno con il pubblico nel pomeriggio nel raffinato confort del Caffè Fantoni.
In serata, ancora all’Auditorium, presentazione del libro “Vie traverse” di Emanuele Delmiglio.

Sabato 18 aprile
Sabato 18 aprile si aprirà con l’ormai tradizionale colazione con l’autore, anzi con gli autori, visto che alle 9, al Caffè Fantoni gli scrittori presenti saranno due: Patrizio Pacioni (giallista autore di “Seconda B”) e Maria Giovanna Luini (affermato chirurgo oncologico e raffinata autrice dell’intimista “Le parole del buio”).

Alle 11, presso l’ Istituto “Carlo Anti”, gli scrittori: Fabrizio Valenza, Antonia Romagnoli e Alessio Gallerani parleranno sul tema “Creature fantastiche nella tradizione”.
Dopo il “pranzo con gli autori”, previsto per le ore 13, la giornata continuerà e si concluderà ancora all’Auditorium: dalle ore 16 “Il mondo della fantasia” la partecipazione degli scrittori di molti autori tra cui segnalo solo Marco Davide, autore della trilogia di Lothar Basler: “Il sangue della Terra” Armando Curcio editore, Solange Mela, Marco Murgia,e l’illustratore Fabio Porfidia.

Serata all’insegna del divertimento con “Un tranquillo Sabbath.. o sera!” farsa scritta da Patrizio Pacioni e portata in scena dalla sua “Compagnia Girovaga delle Impronte”.

domenica 19 aprile
Tutta in Piazza Castello la domenica 19 aprile: a partire dalle nove -e fino a sera- “Il giardino degli scrittori” con il mercatino della piccola editoria e la presenza degli autori e l’associazione “Eventi di saperi e di Sapori” con i prodotti alimentari biologici e di artigianato locale e varie attrazioni per i bambini.
Alle 10,30 premiazione del concorso letterario “Leggeremozioni”dedicato ai giovani e, a partire dalle 15,30, come ormai radicata consuetudine, maratona dedicata alla lettura di brani di prosa e poesie opera degli artisti presenti tra cui anche  Rosa Tiziana Bruno di Napoli , Daniela Cattani Rusich, Flavio Casella, Alessandro  Magherini, Franco Santamaria, Elena Ventoruzzo, Gianfranco Vicinelli...

Per info:
Maria Luisa De Marchi
Presidente Gruppo Culturale Linguafranca
 tel 368 303 11 11
  www.linguafranca.it
http://linguafranca.splinder.com
1sorriso alle 03:11 in:
commenti: commenti (popup) | commenti
giovedì, 16 aprile 2009

Rosa africana dieci

 

Buona vita!

Basileia alle 10:17 in:
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)