- Indimenticabili, in Italia, la "difesa di Roma" avvenuta il 9 e 10 settembre 1943; a Porta San Paolo volontari civili delle unità dell'esercito regolare e, tra i civili, pittori e scrittori tra cui Domenico Caputi un pittore della Scuola Romana, Alberto Moravia, Baldassella, stanno combattendo strenuamente i tedeschiÂ…
In questo istante la parola fu sovrastata da un forte boato: un gruppo di studenti che si erano organizzati nel Liceo Sannazzaro, aveva iniziato la sommossa, o meglio la resistenza contro il nazifascismo. Ci fu un fuggi, fuggi generale. Il principale chiuse subito la bottega e mÂ’invitò di andare con lui, che si sarebbe chiuso con la famiglia nel museo di San Martino. Una volta sistemato la famiglia nel Museo dove già altri abitanti del luogo vi avevano preso posto, mi diede dei soldi e mi consigliò di prendere il treno e ritornare a Paduli. Mi suggerì di non prendere automezzi ma di andare a casa per il Petraio. Infatti, in due minuti, correndo come un bolide, raggiunsi il Corso Vittorio Emanuele e poi per via Girardi sarei giunto in Via Pasquale Scura, a casa. Ma allÂ’angolo tra il Corso e Via Girardi, di fronte allÂ’Ospedale militare cÂ’era una fontanella, mi fermai per bere ma si stava rinfrescando un marinaio che disse di essere siciliano. Fu un attimo. Giunse un sidecar con due nazisti, uno scese e di corsa si portò alla fontanella, credevo volesse bere, invece in un batter di ciglia sparò alla testa del marinaio. Ebbi paura e cominciai a correre come un bolide verso la stazione che trovai stazionata da nazisti e decisi di andare a piedi fino a Casalnuovo, ma anche li fui costretto a riprendere lÂ’Appia e tornare da mamma a piedi: giunsi a casa il 13 settembre dopo tre lunghi giorni sotto la pioggia e lÂ’aver dormito in qualche pagliaio con la paura di essere sparato
dai contadini.
Devo confessare che sul mio cammino incontrai persone molto buone e amorevoli: una signora della campagna di Cervinara vedendomi bagnato come un pulcino mi mise in piedi davanti al camino acceso e mi spogliò come un verme, mi vergognavo e lei mi disse:
- Pecché te miette scuorne, guagliò? Che te cride che si ‘o primo masculo che vedo agnudo? Lu ssaje che purÂ’io tengo li figli, solo che stanno facendo li surdate e chi ‘o ssape quanne tornane!
Mi diede una camicia, mentre i miei vestiti si asciugavano vicino al fuoco, che mi arrivava al di sotto delle ginocchia, un calzone che si abbottonava sul petto, insomma sembravo proprio uno spaventapasseri e ridemmo a crepapelle entrambi, compreso il marito che stava in quel momento varcando la soglia.
Mi diedero pane, tagliato a fette, prosciutto, salsicce, formaggio in quantità, dicendo che mi sarebbe bastato fino a Paduli, a meno che non avessi incontrato ‘ntuppi a Benevento e a Ponte Valentino.
Come Dio volle giunsi a Paduli senza altri pericoli, ma avevo appena salutato nonno e stavo per andare da mamma, che Nanduccio mi mise una mano sulla spalla e disse:
- Proprio tu! Sei lo scricciolo adatto per il lavoro che devi fare.
Il lavoro che dovevo svolgere era rubare un mitra che il nazista teneva appoggiato sulla jeep, mentre fumava.
Mi avvicinai alla jeep e cantando una canzone in voga in quel tempo, che poi seppi era pure la parola dÂ’ordine dei partigiani, mi avvicinai alla jeep presi il mitra e sempre cantando mi allontanai, mentre Roccuccio lo teneva impegnato in una chiacchierata lunga. Appena giunsi sopra la villa comunale e mostrai il mitra, in un battibaleno tutti gli studenti, ragazzi da quindici a diciotto anni armati fino ai denti si schierarono sul muro di cinta della villa Comunale.
Solo allora capii il loro intento, una decisione nata con la scazzottata tra Roccuccio e un tenente nazista.
Ma la nostra gioia si tramuto in paura, quando nonno venne a dirci che i tedeschi avevano piazzato già quattro cannoni su ogni colle che circonda il paese, se non fosse venuto fuori il mitra il paese sarebbe stato raso al suolo, quindi ci conveniva desistere. Mi ritrovai unÂ’altra volta con il mitra in mano e fingendo di sparare con la bocca ritornai al muraglione dove sostava la jeep da cui lÂ’avevo rubato prima. Il tedesco mi vide che giocavo e mi richiamò con dolcezza dicendomi in uno stentato italiano che quello era un oggetto pericoloso. Quando me lo prese di mano finsi di piangere con grossi lacrimoni e lui tentò di consolarmi, fino a quando giunse Don Aquilino il Parroco che gli disse in tedesco di scusarmi, perché lo sapevano tutti quanto fossi capriccioso quando volevo una cosa che mi piaceva. Il tedesco si mise a ridere. La sua risata metteva la parola fine alla tentata lotta armata dei giovani padulesi.
Come se nulla fosse accaduto il 14 settembre tutti i ragazzi della mia stessa età andavamo a caccia di uva e di frutta di stagione perché lo stomaco faceva glù-glù e ci trovammo a valle dellÂ’asino sulla via di Ravàno per andare alla stazione e vedere se da qualche treno che transitava scendesse qualche nostro parente, io aspettavo papà e zio Giovanni. Stavamo uscendo da un vigneto con le mani piene di grappoli dÂ’uva, che ci trovammo davanti una carovana di uomini sporchi, laceri, con la barba lunga di giorni camminare in fila, mentre due tedeschi armati di un solo mitra li teneva a bada.
Ecco cosa nacque “quel giorno” :
14 SETTEMBRE 1943
Interminabile colonna di carne
lungo le rive del Tammaro
in quei giorni di settembre.
Corpi, anime sozze
di pidocchi
di vergogna
occhi che non capivano
cercavano occhi vergognosi.
Uno, ai piedi di una vite
in mano, un grappolo d'uva:
- Non voglio tornare a casa! -
e piangeva.
Fetore di pelle:
non pidocchi giganti
mangiano giovane carne
non mia;
vergogna morde l'anima:
eravamo duemila
due soltanto ci hanno disarmato:
non voglio vedere mio padre!
Occhi che non capivano
cercavano occhi vergognosi.
Dritto, sulla collina
si staglia verso il cielo
come accusatore:
uomo in grigio-verde
armato fino ai denti.
Stupore, meraviglia,
domande che si intrecciano
risposte non avute...
Michele era armato
non sapeva perché.
Fedele al giuramento
era tornato a casa
ai padulesi non più
da ebete, da eroe.
Occhi, che non capivano cercavano
tra carne putrefatta dai pidocchi
propria carne pieni di speranza.
Un grido che sapeva
di prima liceo,
una parola petrarchesca
scosse lo stupore, l'apatia:
«Italia mia
vengo a vendicar
l'altrui vergogna!»
Ancora imberbe, armato di bastone
corse per lo scosceso pendio: gridò!.
Una scarica di mitra!...
gli occhi innocenti
aperti verso il cielo
il corpo inerte
ai piedi dell'ulivo
sembrano dire: BASTA!
Occhi che non capivano, i miei,
cercavano non vergogna...
Piansero, piangono
e gridano: basta.
(da “Occhi che non capivano”)

Nello stesso tempo nasceva il vero movimento partigiano e per batterli i fascisti si affiancano ai nazisti e inizia il terrore e le stragi. Tutto aveva avuto inizio il 12 settembre 1943, quando Mussolini, per ordine di Hitler, è liberato, da campo Imperatore sul Gran Sasso, da un commando nazista. Così il 15 settembre Mussolini riprende la direzione suprema del fascismo e costituisce il "Partito Fascista Repubblicano" affidandone la segreteria ad Alessandro Pavolini, ricostituisce la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, e ne affida il comando a Renato Ricci. Il 23 settembre viene insediato il governo di cui, il capo è, Mussolini. Il governo ha la sua sede a Salò, sul lago di Garda. Nasce la Repubblica Sociale Italiana, ma arbitri della situazione sono i tedeschi. Il connubio nazisti - fascisti non può che riprodurre un periodo di violenza anzi un periodo in cui la violenza, in tutte le sue forme, è portata ai livelli più esasperati e si abbatte su tutti e su tutto. La violenza si esprime con le torture, le sevizie, le fucilazioni, i massacri, con i saccheggi, gli incendi, le devastazioni e le distruzioni.
Solo lÂ’avanzata degli alleati, dà la possibilità al popolo di insorgere non più disparatamente, ma con ordine e sicurezza. In questo modo si giunge al 25 aprile.
Che cosa era accaduto? Nel gennaio del 1944 gli alleati sbarcano ad Anzio, riprendendo l'avanzata nel mese di maggio con il crollo della linea Gustav e, finalmente, il 4 giugno è liberata Roma. Il 10 giugno, a Badoglio succede Ivanoe Bonomi alla presidenza del governo che vede la partecipazione anche di De Gasperi, Saragat, Togliatti, Ruini, Croce e Cianca.
Nel luglio continua l'avanzata degli alleati e del corpo di Liberazione Italiano e nell'agosto è liberata Firenze con l'apporto sia delle formazioni partigiane di città che di quelle provenienti dalle zone circostanti. In Italia gli alleati si fermano sulla linea gotica, dinanzi a Bologna e il fallimento dell'offensiva alleata contro la linea Gotica mette in grave difficoltà l'esercito partigiano che è costretto a trascorrere un altro inverno in montagna e ha sopportare le più dure offensive nazifasciste.
A primavera riprende l'avanzata delle truppe alleate e del corpo di Liberazione Italiano; i partigiani, che non si sono arresi nel corso del duro inverno, riprendono la loro attività.
Quando, nell'aprile 1945, il CLNAI ordina l'insurrezione generale, partigiani e popolo si sollevano ovunque e costringono il nemico a ritirarsi o ad arrendersi.
Il 25 aprile inizia l'insurrezione vittoriosa in tutte le località ancora occupate dai nazifascisti. Mussolini viene catturato dai partigiani, a Dongo, mentre sta tentando di "conquistare" il confine svizzero, mimetizzato da soldato tedesco e "confuso" fra camerati tedeschi. Le forze
tedesche in Italia sono costrette alla resa senza condizione il 26 aprile; l'ammiraglio Doenitz - nuovo capo dello stato tedesco - chiede il 7 maggio la resa incondizionata della Germania. In Italia, nel giugno 1945, Ferruccio Parri succede a Bonomi alla guida del paese, ma il suo ministero cade nel dicembre dello stesso anno; il nuovo ministero è presieduto da Alcide De Gasperi e dura fino al 1953.
A Paduli qualche fascista si chiude in cantina e non esce più di casa per paura di essere ucciso, cÂ’era un antifascista sfegatato cui entrato dal tabaccaio per comprare le sigarette venne legato sopra una sedia e gli fecero ingurgitare un litrotto di olio di ricino ed era proprio lui che fu difficile calmare e far ragionare. Il fascismo era finito la guerra anche, era giunto il momento di vivere in Pace tutti insieme come sempre, dimenticando le brutture della barbarie nazifascista e la cattiveria esasperata della guerra voluta da un uomo che aveva raggiunto lÂ’altro mondo.